LA FILATURA

FUSO
Dopo la pettinatura o la cardatura delle fibre, il passaggio successivo è la realizzazione di un nastro di carda che, sovrapposto in più strati, forma la teletta. Segue lo stiro con cui le fibre sono fatte scorrere le une sulle altre. Raffinamenti successivi portano all’ottenimento dello stoppino, al quale si imprime una minima torsione che gli consenta di sopportare le successive operazioni di dipanatura. Preparato lo stoppino con lo spessore (titolo) desiderato, si effettua la filatura vera e propria, stirandolo nei valori desiderati e torcendo definitivamente le fibre su se stesse, fino a produrre un filato con caratteristiche omogenee di resistenza, titolo, colore, elasticità. Sufficientemente lungo per poter essere lavorato a maglia, a macchina o tessuto.
La filatura nei millenni ha visto affermarsi tecniche sempre più efficaci: dall’uso delle sole mani, facendo rotolare il nastro con il palmo della mano su una gamba, a fuso e conocchia in uso fin dal neolitico, all’arcolaio a pedale che fa la sua comparsa nel medioevo, per finire con i filatoi meccanici che compaiono con la rivoluzione industriale.
A questo punto il filato, avvolto in matasse, rocche o subbi, è pronto per ricevere una serie di finiture strutturali o estetiche: dalla binatura alla tintura
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